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Un 2016 di birra

4 gennaio 2017 // I mastri birrai Un 2016 di birra

Il 2017 è ormai arrivato e, come ogni inizio anno che si rispetti, ci troviamo a fare qualche bilancio, o meglio considerazione, dal punto di vista birrario, sui mesi appena trascorsi. 
 
Sono anni, questi, di movimento e, in linea generale, di trasformazione. Possiamo dire che la birra artigianale, in Italia e soprattutto nel mondo, ha consolidato la sua fetta di mercato arrivando a preoccupare le grandi multinazionali che, non di rado, hanno subito perdite sui consumi. L'allarme era già suonato alla fine del 2015 con l'acquisizione di SabMiller da parte di AB InBev, operazione che permette tutt'ora il controllo di circa il 21% della birra venduta in tutto il mondo. Ed ecco poi, nell'aprile del 2016, che InBev “colpisce” ancora e proprio in Italia, acquisendo uno dei grandi birrifici artigianali nazionali: Birra del Borgo. Mossa, questa, che ha da subito sconvolto gli appassionati e gli esperti del settore generando non poca confusione e chiamando le figure di rifermento del mondo birrario a rilasciare dichiarazioni in merito. 
 
Possiamo, comunque, considerare questi fatti anche in modo positivo nel senso che le piccole realtà stanno pressando sui grandi produttori che hanno perfettamente capito quanto i consumatori stiano diventando attenti ai prodotti del territorio e al lavoro artigiano, complice anche la crisi economica degli ultimi anni che ha generato una scrupolosità maggiore sulle scelte di consumo. Tant'è che le industrie come Poretti e Moretti hanno pensato di adeguarsi alla crescente filosofia di mercato, con un marketing ad hoc di birre contenenti diverse quantità di luppoli, nel primo caso, e birre “regionali” nel secondo. La formula è quasi sempre quella di proporre al consumatore una storia di antica tradizione che conferisca al prodotto un aspetto di ricercatezza e “di nicchia”, grazie anche ad etichette elaborate nei particolari e spot pubblicitari di atmosfera evocativa. Segnale, questo, di come la competitività del mondo industriale e del mondo artigianale stia rapidamente aumentando. 
 
La nuova strategia, che andrà probabilmente consolidandosi nel 2017, è la maggiore presenza dei marchi industriali nei canali di distribuzione e somministrazione. Per fare un esempio, AB InBev sta acquistando in America diversi canali di distribuzione per incrementare le proprie vendite e fronteggiare i birrifici artigianali, oltre ad aver avviato diverse aperture di nuovi locali con tap list dedicate esclusivamente ai propri marchi. 
 
Il 2016 è stato un anno importante per l'Italia anche dal punto di vista di norme legislative
Nei primi giorni del mese di luglio, il Parlamento ha approvato, infatti, la definizione di Birra Artigianale: “Si definisce birra artigianale la birra prodotta da piccoli birrifici indipendenti e non sottoposta, durante la fase di produzione, a processi di pastorizzazione e di microfiltrazione. Ai fini del presente comma si intende per piccolo birrificio indipendente un birrificio che sia legalmente ed economicamente indipendente da qualsiasi altro birrificio, che utilizzi impianti fisicamente distinti da quelli di qualsiasi altro birrificio, che non operi sotto licenza di utilizzo dei diritti di proprietà immateriale altrui e la cui produzione annua non superi 200.000 ettolitri, includendo in questo quantitativo le quantità di birra prodotte per conto di terzi”.
Essa ha posto dei paletti e consolidato alcuni punti fondamentali, come l'assenza di pastorizzazione e microfiltrazione, ma anche creato confusione soprattutto sulla questione dei quasi 300 beerfirm (aziende che non posseggono un impianto di produzione proprio e si appoggiano ad altri produttori pur facendo ricette proprie) presenti nel nostro Paese. 
 
Un altro segnale è arrivato a dicembre, poche settimane fa, circa le revisioni sul pagamento delle accise. In Italia l'accisa è una tassa dovuta all'agenzia delle dogane da parte di tutti i birrai (i produttori di vino ne sono esenti), che viene calcolata sulla quantità di zucchero fermentiscibile presente nel mosto non ancora fermentato, ovvero sul cosiddetto grado plato che determinerà poi il tenore alcolico del prodotto finito. I produttori si battono da anni per l'abbassamento di questa tassa troppo dispendiosa che pesa fortemente sui costi di produzione totali, e nell'ultimo mese è arrivato un segnale anche in questo senso, ma purtroppo molto superficiale e irrisorio. Infatti, si è approvato un abbassamento simbolico di soli 0,02 cent (da 3,04€ a 3,02€ per hl per grado Plato) che, complessivamente, determinerà un risparmio di circa 300 euro all'anno. Una misura che andrà ulteriormente rivista per dare un respiro concreto ai piccoli produttori artigianali. 
 
Per quanto riguarda i trend, e quindi gli stili, che più hanno conquistato il mercato, vanno annoverate sicuramente le Fruit Beer, ovvero quelle birre a cui viene aggiunta della frutta, sia in polpa che sotto forma di sciroppo. Un altro stile che ha riscosso un'enorme successo è stato quello delle IGA (Italian Grape Ale), dichiarato come stile italiano dal BJCP nel maggio del 2015, che ha solleticato in via definitiva i produttori italiani e convinto i consumatori. Fanno parte di questa categoria quelle birre la cui fermentazione viene terminata con al massimo il 40% di mosto di vino. Sono un blend interessante che valorizza il territorio nostrano e le eccellenze autoctone, ricalcando una tradizione vitivinicola secolare. 
 
Anche la produzione casalinga (homebrewing) ha subito un incremento nel 2016. Gli stessi siti di e-commerce hanno rinnovato le sezioni dedicate alla vendita di kit e materie prime, facilitandone il procedimento di acquisto e stuzzicando la curiosità di chi, in questo mondo, muove i primi passi.
 
Il 2016, dunque, lascia aperte un po' di questioni che avranno ulteriori sviluppi nell'anno a seguire e chissà che non trovino una risoluzione definitiva. Dal canto nostro speriamo che la qualità continui ad essere quella di sempre o migliorare, industriale o artigianale che sia. 
 
Certamente interessante sarebbe varcare, una volta per tutte, i confini nazionali arrivando a concorrere sul mercato estero in modo da esportare il made in Italy birrario e incrementare i consumi, ricavandone nuovi utili da reinvestire nell'economia del territorio. E chissà che con un po' di cultura del buon bere il consumo pro-capite aumenti, lasciandosi alle spalle quel 30L sedimentato da anni. Come non augurarselo! 
 
Buon 2017... Cheers!
 


Lelio Bottero e Marianna Bottero
 
 
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