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Le fruit beer

30 gennaio 2017 // I mastri birrai Le fruit beer

Le fruit beer, ovvero birre a cui viene aggiunta della frutta, sono note da tempo al mondo birrario e in tempi recenti compaiono sempre più spesso nei cataloghi dei birrifici artigianali.
La commistione tra birra e frutta non è cosa facile, in quanto il mastro birraio si trova dinnanzi a tutta una serie di interrogativi e problemi che coinvolgono direttamente il procedimento brassicolo. Innanzitutto la frutta, o meglio, la buccia, porta con sé della microflora, non sempre facile da gestire, soprattutto se in relazione al lavoro che il lievito deve operare. È necessario che i microorganismi non si ostacolino l'uno con l'altro. Questo inconveniente potrebbe trovare risoluzione nell'impiego non di frutta intera, ma di “puree” pastorizzate; tuttavia la pastorizzazione è un processo che non si confà ai metodi artigianali. 
In secondo luogo, alcuni frutti tropicali contengono bromelina, un enzima che rende il prodotto finito molto più diluito, e che quindi va denaturata; mentre la frutta secca spesso viene ricoperta di polveri o farine che evitano che i frutti si attacchino gli uni con gli altri, ma per essere brassata è bene che sia priva di additivi aggiunti e conservanti. 
 
L'utilizzo di sciroppi di frutta, adottato in gran parte negli Stati Uniti, è una strategia conveniente e comoda, ma non porta agli stessi risultati della frutta matura e lo stesso discorso vale per la frutta in scatola, pratica ed economica, ma molto spesso anche piuttosto zuccherata e, quindi, difficile da calibrare esattamente in termini di quantità. 
 
La scelta giusta a priori, dunque, non esiste: è il mastro birraio che per ultimo deciderà quale metodo sia più coerente alle sue strategie produttive. 
 
Al contrario di ciò che si possa comunemente immaginare, le fruit beer non sono birre particolarmente legate alla stagionalità, e quindi adatte in prevalenza al periodo estivo, anzi si possono ritrovare, in larga misura, anche in inverno. Certo è che i loro colori sgargianti, invitanti e spesso pop rimandano alla spiaggia, al solleone e alla freschezza che disseta. Questo anche perché, per coloro che conoscono in linea generale il mondo della birra, le fruit beer fanno immediatamente pensare ai lambic con aggiunta di ciliege (kriek) o di lamponi (framboise), ovvero a birre acide, ottenute per fermentazione spontanea, che impiegano frutta fresca per incrementare ulteriormente il livello di acidità. In Italia, in ambito artigianale, maestro in queste produzioni è Walter Loverier del birrificio Loverbeer, i cui prodotti sono un'eccellenza nazionale largamente apprezzata all'estero. 
 
Ma questa non è, tuttavia, l'unica possibilità che i mastri hanno a disposizione. Molte fruit beer sono delle Ale, macrostile che apre su un ampio ventaglio di scelte e relative conseguenze. Per fare alcuni esempi: la Figu Morisca del Birrificio di Cagliari prodotta con i fichi; la Quarta Runa di Montegioco con pesche di Volpedo; la Cassissona del Birrificio Italiano con sciroppo di cassis (liquore al ribes nero); la MorAle di LungoSorso aromatizzata con more di rovo selvatiche o ancora la Pomelo Weisse di Doppio Malto, prodotta con succo e scorza di pomelo. E tante altre ancora sarebbero da citare.
 
Come dicevamo già in precedenza, le fruit beer non si prestano soltanto all'immagine della birra dissetante e beverina da accompagnare agli aperitivi in riva al mare, ma sono presenti anche nel periodo invernale. Ricordiamo, ad esempio, la Draco di Montegioco, una fruit da 11% alc. Vol. con aggiunta di succo di mirtilli o la Vertigo del birrificio Gladiatore, un'ambrata con frutti di bosco da 8% alc. Vol. Birre, queste ultime, decisamente più da divano e caminetto nelle sere d'inverno. 
 
Le ultime tendenze vedono protagonisti da una parte i frutti strettamente correlati al nostro territorio e dall'altra la frutta tropicale. Abbiamo dunque le griotte (ciliege) piemontesi, il chinotto di Savona, i limoni di Sicilia o il mango, la maracuja (altrimenti detta frutto della passione) e i litchi. E qualcuno, come il birrificio Turbacci, è andato anche oltre producendo la Kumquat, una birra saison con aggiunta per l'appunto di kumquat, il mandarino cinese. 
 
Parenti dirette delle fruit beer sono, poi, le Italian Grape Ale, ovvero birre la cui fermentazione viene completata con l'aggiunta di mosto di vino o derivati dell'uva. Stile questo, unico nel mondo ad essere riconosciuto come italiano dal BJCP. 
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