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Le etichette delle birre

26 dicembre 2016 // I mastri birrai Le etichette delle birre

Colorate, minimaliste, celebrative, disegnate da grandi artisti o sommarie. In campo birrario ogni mezzo è lecito per convincere il potenziale consumatore all'acquisto. Il recente incremento dei birrifici artigianali ha, inoltre, creato non poco scompiglio nel settore e il tradizionale baffo Moretti o il riconoscibilissimo “verde” Heineken  si trovano oggi a fare i conti con decine di altri prodotti, ognuno con il proprio stile. Una gran bella confusione, verrebbe da pensare, dovuta alla crescita dell'offerta e alla rottura di schemi e di logiche di mercato consolidate da anni. Ma c'è una regola che vale per tutti: le indicazioni obbligatorie.
 
Un'etichetta di birra deve necessariamente riportare:
 
La denominazione legale di vendita: BIRRA;
la ragione sociale del produttore, dell'importatore o del distributore, la quale indica il soggetto giuridico responsabile del prodotto e delle informazioni riportate in etichetta;
il grado alcolico espresso in percentuale sul volume ad esempio 5,3 alc.%. Vol.;
il contenuto netto scritto in L (litri) o suoi sottomultipli ad esempio 0,33l o 33cl;
gli ingredienti che solo nel caso fossero i classici -Acqua, Malto d'orzo, Luppolo e Lievito-  possono anche essere omessi. Gli ingredienti, invece, in cui sono presenti allergeni, devono essere evidenziati, quindi, se non compare la parola “ORZO” (praticamente l'unico allergene presente nella birra in quanto ricco di glutine) in grassetto, sottolineata o in maiuscolo, deve essere aggiunta la frase “contiene glutine”;
la scadenza: indicata come “da consumarsi entro il” o da “consumarsi preferibilmente entro il”. Nel primo caso, oltrepassata la data, la birra è da considerarsi scaduta a tutti gli effetti e non ne è consigliato il consumo. Nel secondo caso, il produttore non garantisce più le caratteristiche organolettiche ottimali, ma il prodotto è ancora bevile (a rischio e pericolo del consumatore!). Nel caso di birre con contenuto alcolico superiore ai 10 alc% vol., l'indicazione della data di scadenza non è obbligatoria (come avviene per il vino).
 
Le bevande alcoliche sono tutte esentate dall'obbligo di inserire la tabella nutrizionale, tranne in casi specifici.
 
Oltre a queste indicazioni la denominazione di vendita, secondo la norma legislativa italiana, può diventare:
 
  • Birra analcolica: grado plato* tra 3,0 e 8,0 P° e gradazione alcolica non superiore a 1,2°(e in questo caso vige l' obbligo della tabella nutrizionale);
  • Birra light: grado plato tra 5,0 e 10,5 P° e gradazione alcolica compresa tra 1,2° e 3,5°;
  • Birra: grado plato a 10,5 P° e gradazione alcolica oltre i 3,5°;
  • Birra speciale: grado plato superiore a 12,5 P°;
  • Birra doppio malto: grado plato superiore a 14,5 P°.
 
Se alla birra sono aggiunte sostanze ulteriormente caratterizzanti, come frutta, sciroppi di frutta, spezie, eccetera, alla denominazione di vendita occorre aggiungere questo elemento.
La normativa prevede, inoltre, che tutte queste indicazioni compaiano vicine, per l'esattezza nello stesso “campo visivo” e che rispettino delle dimensioni minime dei caratteri
Tutte le altre informazioni, come ad esempio lo stile, l'IBU (l'unità che indica il grado di amaro), le descrizioni organolettiche, il colore, il bicchiere consigliato, eccetera, sono facoltative e lasciate al libero arbitrio del produttore. Vige la regola generale che non possono essere inserite indicazioni fuorvianti o che vantino proprietà non certificate (birra che fa crescere i capelli o che migliora le prestazioni sportive sono due esempi di diciture palesemente non consentite). Non si possono nemmeno indicare proprietà comuni a tutte le altre birre come, ad esempio, “contiene luppolo”.
 
Queste sono le due disposizioni europee e italiane che regolamentano le etichette alimentari:
 
  • Regolamento UE 1169/2011 
  • Etichettatura dei prodotti alimentari 
  • Legge n. 4 del 3 febbraio 2011
 
 

*Grado plato: o tenore saccarometrico, indica la quantità di zuccheri presenti nel mosto prima della fermentazione. Si tratta di un valore molto importante in quanto è su questo valore che si pagano le accise sulla birra.

 
 

Lelio Bottero e Marianna Bottero
 
 
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