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Gli stili birrai parte seconda: il Belgio

20 novembre 2016 // I mastri birrai Gli stili birrai parte seconda: il Belgio

Continuiamo il nostro viaggio tra gli stili birrai addentrandoci in un'area che, in campo birrario, ha molto da dire: il Belgio. 
Si differenzia dalla Germania, innanzitutto, per l'impiego, praticamente esclusivo, di lieviti ad alta fermentazione e per l'utilizzo di molte varietà di spezie, le quali garantiscono al mastro birraio la possibilità di avere una gamma di sfumature gustative e olfattive quasi infinita. Rispetto ai vicini teutonici, frenati per secoli dall'editto della purezza, i birrai belgi sono sempre stati liberi di creare e sperimentare, spesso con risultati eccellenti, ma difficili da inquadrare in uno stile ben definito. Per questo motivo cercheremo di analizzare i macrostili principali, quelli che forniscono delle linee generali valide per tutti, ma che possono contenere al loro interno un sacco di variabili, tutte da scoprire. 
 
-Belgian Ale: di colori che variano dal paglierino chiaro all'ambrato carico, si riconoscono per la nota olfattiva spiccatamente fruttata. Poco o per nulla amare, lasciano invece trasparire, talvolta, il piccante delle spezie. Il gusto è molto avvolgente, al contrario del corpo leggero e beverino (4-8% alc. Vol.).
 
-Strong Ale: altra categoria molto vasta e variegata con differenti tonalità di colore. Rientrano in essa birre dal corpo molto intenso e consistente (7- oltre 12% alc. Vol.).
 
-Blanche/Witbier: stile in passato quasi estinto, ritornato in auge grazie al birraio belga Pierre Celis. Condivide la torbidezza delle Weisse tedesche pur presentando maggiore secchezza e minore dolcezza, caratteristiche determinate dall'impiego di lieviti differenti e frumento non maltato. Sono birre che rivelano note agrumate e leggermente piccanti; sono fresche e beverine, adatte al periodo estivo. Da tradizione vengono aromatizzate con  scorza d'arancio e coriandolo (4,2-5,5% alc. Vol.).
 
-Saison: provenienti dalla regione belga di lingua francese, la Vallonia, vengono considerate, al pari delle blanche, delle birre estive. Già nel nome possiamo cogliere questo concetto di “stagionalità” che, in passato, comportava proprio il fatto che venissero brassate in autunno-inverno per poi essere consumate verso settembre. Impiegano spezie e cereali (avena, farro, frumento, miso etc) e sono caratterizzate da una nota leggermente amara, data dal luppolo, che determina una buona secchezza sul finale (4-8% alc. Vol.). La più nota e stimata nel mondo è la Saison Dupont. 
 
-Abbazia: tradizionalmente erano prodotte nei monasteri e strettamente legate alla vita monastica, mentre ad oggi, soprattutto in Italia, si designano, con tale dicitura, birre ad alta fermentazione con buon corpo e grado alcolico medio-elevato. Possono essere chiare, ambrate o scure. Nella categoria rientrano le famose Dubbel e le Tripel. 
 
-Trappiste: non è propriamente uno stile, ma vengono così definite quelle birre brassate nei monasteri trappisti recanti in etichetta un logo che ne tutela l'origine e le modalità di realizzazione. Sin dal Medioevo sono state prodotte quasi esclusivamente in Belgio, ma nell'ultimo decennio il marchio  è stato riconosciuto anche ad abbazie olandesi, austriache e americane. Recentemente, anche in Italia, con l'Abbazia delle Tre Fontane di Roma, il primo produttore trappista nazionale. Il marchio è registrato e ad uso esclusivo dei produttori riconosciuti ufficiali. Le più conosciute sono la Chimay, la Rochefort, la Westmalle, l'Achel, la Trappe e l'Orval. 
 
-Da meditazione: denominazione più italiana che belga, indica birre scure con gradazioni superiori ai 9% alc. Vol. Dal corpo intenso e dalla personalità forte, sono preferibili a fine pasto da accompagnare a dolci con cioccolato amaro o polvere di cacao. 
 
 
Lelio Bottero e Marianna Bottero
 
 
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